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L’ALLEVAMENTO ARTIFICIALE DEI PULLI

L’allevamento allo stecco (o a mano) è un metodo di allevamento artificiale dei pulli di volatili da parte dell’uomo.

Sul mercato al giorno d’oggi si trovano delle polveri da diluire con acqua calda. Esse sono perfettamente equilibrate sotto ogni punto di vista, presentano un’alta concentrazione proteica ideale per questo tipo di alimentazione.

I motivi che ci possono spingere a tale pratica sono molti: abbandono dei piccoli da parte dei genitori, presenza di varie malattie, casi di maltrattamento dei pulli, morte dei riproduttori, stimolazione eccessiva da parte degli allevatori per accrescere la deposizione delle uova soprattutto per le specie rare o per aumentare la docilità dei soggetti.

Quelli allevati allo stecco sono dei pappagalli che si adattano perfettamente alla convivenza in famiglia, senza essere in alcun modo intimoriti dall’uomo e dall’ambiente domestico. Spesso si riscontra in questi soggetti una valida compagnia per le persone anziane e sole, o un valido supporto psicologico in presenza di persone con problemi di handicap fisico.

Da evitare, durante la scelta dell’animale da compagnia, i pappagalli adulti o soggetti, seppur giovani, svezzati dai genitori naturali.

Si sconsiglia l’acquisto di soggetti di cattura, anche se legalizzata.

Alcune riflessioni prima di prendere con se un pappagallo

Fin dalla più tenera età e per tutto il resto della sua vita, il pappagallo non avrà altri contatti che con gli esseri umani, quindi bisogna pensare al luogo e alla stanza in cui esso sarà alloggiato, chi si occuperà della sua alimentazione e della pulizia della gabbia, le visite veterinarie, le eventuali cure mediche, la presenza in casa di piante o altri animali domestici, con cui difficilmente si potrà ottenere una pacifica convivenza (cani – gatti – altri pappagalli ecc..).

Infatti molto di tutto ciò è causato dall’estrema intelligenza e curiosità dei pappagalli, sempre alla ricerca di scoprire il mondo che li circonda e non per ultimo, gli eventuali escrementi lasciati per casa (in verità pochi e molto solidi), che si dovranno pulire non appena il pappagallo è rientrato nella sua gabbia

(una buona abitudine sarebbe di togliere tutte le mangiatoie all’interno della gabbia prima dell’uscita dell’uccello, così esso avrà il tempo di liberare l’intestino dalle feci).

Certamente questi sono tutti punti a sfavore nella decisione di tenere con sé, in ambito domestico, un pappagallo ma è doveroso rammentare tutto ciò, infatti, tale decisione deve essere ponderata e fatta con la massima calma, valutando pro e contro nell’avere in casa, magari per un decennio se non oltre, un pappagallo. Una volta valutati bene tutti i predetti punti, si sceglie di accogliere in casa un pappagallo allevato a mano. La scelta sull’acquisto del pappagallino dovrebbe cadere su un soggetto già svezzato a mano da parte di un serio allevatore.

Se, invece, pensate di portare alla piena autonomia un piccolo partendo da un soggetto di 12/15 giorni di vita, senz’altro l’attenta lettura di questo testo potrà dare un efficace sostegno alla corretta metodica di crescita e svezzamento del pappagallo.

Descrizione delle attrezzature necessarie

  • Una camera calda, possibilmente del tipo professionale dove alloggiare il pullo durante tutto il periodo di allevamento.
  • Siringhe sterili monouso da 5 ml.
  • Contenitori in plastica di varie misure, i quali serviranno come nido durante la crescita del pullo.
  • Un set di contenitori in cui cuocere o porre la pappa d’imbecco.
  • Un termometro per alimenti, meglio se digitale, per controllare la temperatura alla quale si dovrà somministrare la pappa d’imbecco.
  • Carta assorbente da cucina, per vari usi.
  • Disinfettante per biberon, tettarelle o accessori per bambini.
  • Acqua naturale ad uso alimentare umano.
  • Uno scalda biberon per bambini, o un forno a microonde.
  • La giusta quantità di pappa d’imbecco professionale la cui quantità totale dovrà prevedere l’intera durata di allevamento fino allo svezzamento del piccolo più una piccola percentuale dovuta alla nostra imperizia di principianti che sicuramente andrà persa al solo scopo di non incorrere nell’ipotesi di non avere più pappa da somministrare al pullus a metà allevamento, problema che si aggrava specialmente se si abita lontano dai grandi centri urbani in cui è più difficile reperire tali prodotti.

L’alloggiamento

Una volta procurata la suddetta attrezzatura si potrà accogliere in casa l’animale, dove avremmo già precedentemente disposto e messo in funzione la camera calda e la stanza della casa in cui essa andrà a posizionarsi, la quale dovrà essere idonea all’uso, cioè non esposta ai rigori dell’inverno o al caldo estivo, naturalmente illuminata e priva di notevole umidità e pericolose correnti d’aria.

La temperatura della camera calda, per un soggetto privo di penne e piume (10/15 giorni), verrà inizialmente impostata a 35 °C, per poi diminuirla fino ad arrivare a 20°C quando il soggetto avrà il piumaggio completo, questo accade mediamente a 35 giorni di vita del soggetto.

Da questo momento in poi la temperatura dovrà essere lentamente e gradualmente abbassata ogni giorno per arrivare alla temperatura ambientale di 15°C, sarebbe ideale se si riuscisse a far coincidere questa fase con lo svezzamento del pappagallo. Essendo le variabili molteplici (la località geografica, condizioni climatiche, la crescita del pullo ecc.), questi dati sono indicativi.

Preparazione della camera calda

Si dovrà procedere alla preparazione nel “nido” del nostro piccolo amico, sempre delle giuste dimensioni in riferimento allo sviluppo ed alla taglia del soggetto, la cui concavità impedirà eventuali deformazioni degli arti e delle zampe mentre sul fondo del nido andremo a posare uno strato di cotone idrofilo e sopra a quest’ultimo 2 o 3 strati di carta assorbente.

A questo punto il nostro pappagallino, collocato all’interno della camera calda adeguatamente schermato e protetto da luce e correnti d’aria dirette, andrà posto in questo contenitore precedentemente preparato con cura.

Ad ogni imbeccata andremo a rimuovere e sostituire la carta assorbente sporca di feci ma non il cotone di fondo, così da tenerlo nelle migliori condizioni igieniche possibili.

Una volta cresciuto, cioè quando le zampe potranno sostenere agevolmente il suo peso, esso sarà trasferito in un contenitore rettangolare più grande dove fra i trucioli di legno o altro materiale assorbente per le feci ed il nidiaceo, si collocherà una griglia metallica a maglie fine che farà passare nel fondo le feci poco consistenti dovute ad un’alimentazione semiliquida della pappa d’imbecco, mantenendo in questo modo il soggetto lontano da possibili fonti di infezioni intestinali o altri inconvenienti legati alle scarse condizioni igieniche.

Quante imbeccate al giorno?

La prima somministrazione dell’imbeccata mattutina, per un soggetto di 12/15 giorni di età, dovrà avvenire intorno alle ore 07.00 e successivamente ogni 3 ore e ½, fino all’ultima imbeccata che dovrà avvenire intorno alle ore 23.00/23.30 circa, per cui dovremmo somministrare almeno 5 imbeccate al giorno per i primi 20 giorni.

Di seguito uno schema riportante il sul numero di imbeccate da somministrare ad un pullo durante le sue fasi di crescita, lasciando comunque a discrezione dell’allevatore se aumentare o meno il numero delle   somministrazioni ed il tempo intercorso fra le stesse, valutazioni queste che variano da soggetto a soggetto, in base all’età, allo stato di salute o alla specie di appartenenza:

Età del soggetto e numero dei pasti quotidiani

(Piano alimentare)

05 ai 20 giorni di età      n° 7/8 imbeccate al giorno

20 ai 30 giorni di età      n° 6    imbeccate al giorno

30 ai 40 giorni di età      n° 5    imbeccate al giorno

40 ai 45 giorni di età      n° 4    imbeccate al giorno

45 ai 50 giorni di età      n° 3/2 imbeccate al giorno

Pappa per Psittacidi e Cacatuidi

(Primi giorni)

  • consistenza yogurt o leggermente più liquida;
  • pappa omogenea senza grumi; circa 50% acqua;
  • 20% miscela di sfarinati di cereali per bambini;
  • 20% frutta fresca frullata (mela, papaya, banana);
  • 8% carote grattugiate;
  • 2% complessi vitaminici e integratori.
  • Se nell’acqua si scioglie un po’ di miele, senza esagerare, è una buona integrazione.

Pappa per Psittacidi e Cacatuidi 

(Dopo le prime quattro settimane)

  • consistenza cremosa;
  •  pappa omogenea senza grumi;
  •  40% acqua;
  •  20% di sfarinati di cereali per bambini;
  •  20% di frutta fresca frullata;
  •  10% di sementi miste sgusciate e cotte;
  •  8% di carote grattugiate;
  •  2% di complessi vitaminici e integratori

Ecco alcuni consigli fondamentali per un corretto allevamento artificiale

Tra un’imbeccata e l’altra consigliamo comunque di attendere il tempo sufficiente per far si che il gozzo sia completamente vuoto e non ci siano tracce di pappa dell’imbeccata precedente, una volta al giorno è bene aspettare una mezz’ora abbondante dallo svuotamento del gozzo in quanto è utile che il pullo pulisca il suo apparato digerente completamente, magari somministrando un po’ meno pappa nell’imbeccata di metà giornata.

È importante la temperatura della pappa nel momento della somministrazione, dovrà essere 38/40°C. Una temperatura più alta potrebbe rischiare di ustionare il gozzo del nidiaceo con conseguenze drammatiche.

Nel caso fosse più fredda di 38°C si renderà più difficoltosa la digestione della pappa e rischieremmo quindi di creare uno stato di stasi del cibo nel gozzo, dovuto al precoce indurimento della pappa, con l’eventuale fermentazione del cibo stesso, con notevoli problemi legati allo stato di salute del nidiaceo.

La consistenza della pappa sarà variabile a seconda dell’età del soggetto, quindi più liquida nei soggetti giovani e più consistente (tipo yogurt) dei soggetti più maturi, in ogni caso non dovrà mai essere asciutta e/o con grumoli. Se si devono alimentare più soggetti è preferibile, preparare prima diverse siringhe già piene di pappa e lasciate a bagno nell’acqua alla temperatura di 40°C, in questo modo la pappa resterà sempre alla temperatura ottimale.

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